21 de julio de 2016
Il leader di Ankara annuncia un nuovo giro di vite dopo il golpe fallito e accusa i Paesi stranieri. La sfida di Erdoğan
Il leader di Ankara annuncia un nuovo giro di
vite dopo il golpe fallito e accusa i Paesi stranieri
La sfida di Erdoğan
Tre mesi di stato d’emergenza e un
rafforzamento del controllo sull’esercito
ANKARA , 21. «Ci sono stati molti arresti in
questi giorni e altri nomi arriveranno nei prossimi giorni. Non abbiamo ancora
finito. Ma restiamo nel sistema della democrazia parlamentare, non ce ne
allontaneremo mai». Sono parole dure, ma chiare, quelle che il presidente
turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha pronunciato ieri in diretta da Ankara con «Al
Jazeera » dopo aver presieduto il Consiglio di sicurezza nazionale. «Un
tentativo di golpe è un reato o no? Lo è. È un crimine contro lo Stato, e lo Stato
ha il dovere di trovare i colpevoli e consegnarli ai giudici che, in uno stato
di diritto, li giudicano nel rispetto della legge». Il golpe di venerdì scorso
«è stato organizzato da un gruppuscolo di terroristi» manovrati dall’imam
Fetullah Gulen, in autoesilio negli Stati Uniti dal 1999. E a tal proposito, il
leader dell’Akp è tornato a incalzare Washington, affermando che «le prove sono
evidenti » per far partire il processo di estradizione dell’imam.
Erdoğan è giunto ieri in una capitale blindata, a poco
più di tre giorni dal fallito golpe. Ha poi raggiunto il palazzo presidenziale
Ak Saray per presiedere un Consiglio, composto da ministri e alti ufficiali,
che si è protratto per molte ore. Le misure decise sono state annunciate in un discorso
alla Nazione intorno alla mezzanotte. La prima è lo stato di emergenza per tre
mesi, come previsto dall’articolo 120 della Costituzione, e questo perché
potrebbero esserci altri tentativi di golpe. La
seconda misura è un rafforzamento del controllo governativo sulle forze armate per
continuare quella che Erdoğan ha chiamato «la pulizia», ovvero la destituzione
e l’arresto dei golpisti. Infine, terza misura, una serie di misure economiche
per garantire la continuità degli investimenti e prevenire scossoni in Borsa, e
questo nonostante Standard&Poor’s abbia tagliato il rating turco al livello
BB, definendo la situazione complessiva «instabile».
E
intanto, oggi il Governo turco ha annunciato la sospensione della Convenzione
europea dei diritti umani, «così come ha fatto la Francia » ha spiegato il vice
presidente Numan Kurtulmuş.
Il
clima resta teso. Da una parte, c’è un esercito in ginocchio. Ieri sera l’ordine
di detenzione è scattato per 62 cadetti della rinomata accademia militare di
Kuleli a Istanbul. Erdoğan ha sottolineato la necessità di agire con forza per
estirpare il «cancro gulenista» dalle forze armate, «forse appoggiato da
potenze straniere ». Gli arresti — in base alla cifre fornite dal presidente —
sono saliti a novemila; un terzo dei generali è detenuto, ovvero 113 su 360. Sono finiti sotto inchiesta tutti i giudici e i
procuratori militari: 262 sono stati subito sospesi, assieme ad altri 900
agenti della polizia della capitale. C’è poi lo scontro con gli ambienti
accademici, con il divieto di espatrio per i docenti e la rimozione in blocco
di 95 insegnanti all’università di Istanbul. Arrestato, invece, il rettore dell’università
di Ankara. Inoltre, numerosi golpisti si sono dati alla fuga, come l’ammiraglio
Veysel Kosele, comandante della Marina. E ben quattordici navi, compresa almeno
una fregata, non sono ancora tornate nei loro porti.
Dall’altra parte, c’è una fitta rete di relazioni
internazionali che si sta facendo sempre più complessa. I ministri degli Esteri
di Germania, Olanda e Canada hanno espresso oggi inquietudine per l’evolversi
della situazione. «Stiamo guardando con preoccupazione alle notizie che migliaia
di persone sono state licenziate e sospese, inclusi soldati e giudici, e che ai
professori universitari è stato vietato di lasciare il Paese, e che le tv siano
state chiuse con il ritiro della licenza» ha dichiarato il tedesco Frank-Walter
Steinmeier in una conferenza stampa a Washington. Nell’intervista ad «Al
Jazeera» Erdoğan ha chiesto ai Paesi stranieri di non interferire, ribadendo
inoltre che la relazione con gli Stati Uniti non subirà contraccolpi perché di valore
«strategico». Ha poi usato un tono molto duro contro l’Europa e il ministro
degli Esteri francese, Jean- Marc Ayrault, che aveva criticato le mosse del suo
Governo. Diversi Paesi stranieri — ha aggiunto —
potrebbero aver avuto un ruolo nel golpe.
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