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10 de diciembre de 2015
L’Eglise catholique ne cherchera plus à convertir les juifs
10 décembre 2015, 16:24 3
Vue générale de la foule rassemblée pour la messe de canonisation des papes Jean XXIII et Jean-Paul II à la place Saint-Pierre au Vatican, le 27 avril 2014 (Crédit : AFP / Vincenzo Pinto)
Cinquante ans après la déclaration « Nostra Aetate » ayant mis fin à des siècles de mépris et ouvert le dialogue, cette commission théologique est ainsi allée un peu plus loin que Benoît XVI, qui s’était prononcé dans un livre en 2011 contre tout effort pour convertir les juifs.
« Bien que les juifs ne puissent pas croire en Jésus Christ comme rédempteur universel, ils ont une part dans le salut », a assuré la commission dans un document, sans s’avancer sur le comment.
L’Eglise considère en effet que le salut ne peut venir que par la foi en Jésus, fils de Dieu, mort et ressuscité, et que les chrétiens sont appelés à répandre cette foi dans le monde entier.
Mais les catholiques doivent comprendre cet appel « d’une manière différente » pour les juifs et témoigner envers eux de leur foi « avec humilité et sensibilité, reconnaissant que les juifs sont porteurs de la parole de Dieu et gardant à l’esprit la grande tragédie de la Shoah », a expliqué la commission, dans une allusion à la responsabilité de l’enseignement de l’Eglise dans le développement de l’antisémitisme en Europe.
« Cela signifie concrètement que l’Eglise catholique ne mène, ni n’encourage aucune mission institutionnelle tournée spécifiquement vers les juifs », a insisté la commission.
Le document de la Commission fait également part que l’antisémitisme n’a disparu et a tendance à refaire surface. Ainsi après les cinquante ans de la Nostra Aetate, ce nouveau document insiste sur le fait que les chrétiens ne peuvent pas être antisémites.
De plus, le Concile a rejeté l’idée répandue selon laquelle les juifs seraient collectivement de la crucifixion de Jésus.
Ainsi le document matérialise à nouveau la relation forte entre les deux religions, Jésus ne pouvant être compris que dans le contexte d’un univers juif.
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30 de junio de 2014
Cristiani all’ascolto dei fratelli ebrei
Incontro
dal 15 al 20 luglio ad Angers
Cristiani all’ascolto dei fratelli ebrei
sabato 28 giugno 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 7
ANGERS, 27.
Scoprire la ricchezza spirituale dell’ebraismo e la vita dei «nostri fratelli
maggiori nella fede», far crescere reciprocamente la conoscenza e la stima,
trasmettendole alle nuove generazioni: questi i principali obiettivi della
sessione organizzata dal 15 al 20 luglio ad Angers in Francia, dal Servizio
diocesano per le relazioni con l’ebraismo (Sdrj), in collaborazione con le
altre diocesi della provincia ecclesiastica e con il Servizio nazionale per le
relazioni con l’ebraismo. «Ciò che i nostri padri ci hanno raccontato non lo
terremo nascosto ai nostri figli ma lo racconteremo alla generazione futura»: una
citazione del Salmo 78 (3-4) è al centro dell’incontro, intitolato Découvrir
le judaïsme. Les chrétiens à l’écoute. Una cerimonia comune, domenica 20 luglio, ricorderà gli
ottocentoventiquattro ebrei rinchiusi nell’ex seminario di Angers prima di
essere deportati, il 20 luglio 1942, verso il campo di concentramento di
Auschwitz. Solo uno dei tanti momenti di condivisione che scandiranno l’evento.
Padre Louis-Michel Renier, responsabile dell’Sdrj, e Pierre Lazarus,
membro della comunità ebraica locale, spiegano sul sito on line della
Conferenza episcopale francese come programma e contenuti siano stati decisi
insieme: «Noi ebrei — afferma Lazarus — lavoriamo in perfetta collaborazione
con i nostri fratelli cristiani. Siamo pochi nella regione ma accompagnamo con
coerenza il cammino interreligioso intrapreso da anni». In continuità con le
sessioni svoltesi nel 2010 all’abbazia cistercense di Melleray e nel 2012 a La
Hublais, si alterneranno dibattiti ai quali parteciperanno delegati cristiani
(quest’anno fra l’a l t ro è prevista una maggiore apertura ecumenica) ed
ebrei, seminari (per esempio sui legami tra liturgia ebraica e liturgia
cristiana e fra tradizione rabbinica e Antico Testamento) e incontri in piccoli
gruppi, per facilitare il dialogo. Si mangerà kosher (i cibi preparati
in conformità alle regole alimentari ebraiche), si assisterà insieme alla
benedizione del pane e del vino e si condividerà, abato 19, lo shabbat,
la festa del riposo, grazie all’aiuto dei membri delle associazioni cultuali e
culturali israelitiche, di rabbini, insegnanti e delegati delle varie «Amicizie
ebraiche- cristiane». Per i giovani sono previste attività specifiche, come una
serie di ateliers animati da unebreo e da un cristiano.
Una delle caratteristiche dell’incontro è la preo ccupazione di fare
riferimento a un ebraismo vivente, attento all’attualità. Nel 2012 a La
Hublais, vicino a Rennes, era intervenuta Magda Hollander Lafon, deportata ad
Auschwitz a 17 anni. Quest’anno, oltre a una conferenza tenuta da padre Pa t r
i ck Desbois, d i re t tore del Servizio nazionale per le relazioni con
l’ebraismo, su «Come trasmettere la storia della Shoah», si terrà appunto la
cerimonia in memoria dell’anniversario della deportazione degli ebrei da Angers
verso la Polonia. Il Servizio nazionale (organismo in seno alla Conferenza
episcopale) venne creato dopo il concilio Vaticano II dal padre domenicano
Bernard Dupuy per contribuire a risolvere i conflitti tra la Chiesa cattolica e
il mondo ebraico, e in seguito a rafforzarne l’amicizia
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